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Videosorveglianza per pompe di benzina: cosa sapere

La necessità di garantire un maggior controllo in ambienti professionali, oltre a quelli di natura privata, ha portato ad un crescente utilizzo di sistemi di videosorveglianza, anche grazie al radicale abbassamento dei costi che riguarda il mercato dei prodotti per la sicurezza. Tra le attività commerciali che da diversi anni si dotano di sistemi di videosorveglianza si possono annoverare le pompe di benzina.

Una stazione di rifornimento, si sa, ha bisogno di un monitoraggio e di un controllo continui, sia di notte che nelle ore in cui risulta attivo il servizio di self service: gli impianti di questa specifica attività professionale spesso rimangono “scoperti” e quindi soggetti alle azioni pericolose e alle eventuali cattive intenzioni di vandali o di malviventi in genere.

In molti casi non basta dotarsi di una telecamere di fascia bassa, in quanto avere delle semplici registrazioni senza funzioni e risoluzioni tali da riconoscere i dettagli (viso del malvivente, targa delle auto, caratteristiche dei veicoli in transito nella zona interessata) non porterà al riconoscimento dell’autore di danni o furti, senza quindi permettere al titolare ed alle forze dell’ordine di rimediare.

Inoltre, in diverse pompe di benzina operanti già da molti anni, vengono spesso adoperati obsoleti videoregistratori a cassetta o ci si limita al monitoraggio in tempo reale durante le ore di apertura della stazione. In questi casi, il semplice avviso di telecamera per i ladri può non bastare come deterrente; pertanto è consigliabile un aggiornamento, in quanto un sistema con cavi coassiali, anche se vecchio rispetto alle nuove tecnologie presenti sul mercato, risulta già predisposto.

Si può aggiornare il proprio impianto con una spesa realmente contenuta: basterebbe, infatti, acquistare delle telecamere con una buona risoluzione e un DVR per avere un monitoraggio efficiente, adeguato, al passo con i tempi e a buon mercato. Provare per credere!

Videosorveglianza senza fili: i vantaggi e le procedure da seguire

Sempre più spesso veniamo a conoscenza di notizie riguardanti furti e violazioni della privacy, e l’esigenza di proteggere la propria abitazione, che sia una villa o un mini appartamento, o anche un capannone o il proprio ufficio, diventa una priorità. In questo contesto dotarsi di un impianto di Videosorveglianza senza fili può essere la soluzione migliore.

Come prima cosa è fondamentale avere il progetto dell’edificio che si intende installare l’impianto per poi scegliere le aree in cui si intende localizzare le telecamere. Negli impianti di videosorveglianza senza fili, scelti soprattutto per la loro facilità di installazione in loco, è importante che le telecamere si possano spostare e che, una volta scelta la/le localizzazioni, ci sia necessariamente la presenza dell’energia elettrica. È importante sottolineare che il rapporto di distanza tra la telecamera ed il DVR non deve essere eccessiva; è comunque possibile avere l’ausilio di ripetitori d’onde capaci di abbattere le distanze.

Se l’obiettivo è quello di controllare con la videosorveglianza un ufficio o un magazzino, e al contempo non si intende spendere troppo o si verificano problemi tecnici per quanto riguarda il cablaggio, gli impianti wireless risultano l’ideale. La spesa è sostenibile e spesso si riesce ad evitare il costo dell’installazione seguendo il manuale senza l’ausilio di un tecnico specializzato per il posizionamento delle telecamere. Un impianto medio, per esempio, può non superare i 350 euro di materiale. L’obiettivo di questi impianti è quello di rendere tutto più semplice anche grazie all’uso immediato della rete internet: il DVR dell’impianto sarà infatti capace di inviare i dati in maniera tempestiva; tutte le immagini potranno essere indirizzate via e-mail ecc..

Ciò che cambia in ogni kit è la telecamera. Esistono, infatti, diversi tipologie di videocamere: di tipo IP (Internet Protocol) che si possono collegare autonomamente ad un router ADSL sempre attraverso il sistema wireless; è anche vero che possono essere “riciclate”, in vista di problematicità sulla rete senza fili, in tradizionali telecamere a cavo tramite l’entrata RCA di cui tutte sono dotate.

È importante che le videocamere siano rotanti, ossia in grado di creare un angolo di 180 gradi ed uno di 90: inoltre tutte offrono la visione notturna, mentre alcune, grazie alla presenza di infrarossi, sono in grado di riprendere con maggior nitidezza nel risultato. Le telecamere sono inoltre dotate di una scheda MICROSD che memorizza i dati; le immagini vengono dunque immagazzinate dal DVR connesso all’hard disk per conservare quanto ripreso e ad un monitor o ad una televisione o ad un pc ad uso esclusivo per la videosorveglianza.

Attenzione all’esistenza di strutture che possano schermare la trasmissione dei dati: in questo particolare caso si renderà necessario dotarsi di ulteriori ripetitori di onde. Infine risulta importante ribadire che la presenza di un impianto di videosorveglianza va necessariamente comunicata presso l’ufficio della Questura del territorio di riferimento, soprattutto se esso immagazzina immagini riprese in una via pubblica.

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