il blog dedicato ai sistemi di videosorveglianza e antifurto

Category: videosorveglianza (Page 2 of 28)

Rispondere quando non si è in casa: videocitofono DoorBot

Può capitare a chiunque che qualcuno debba entrare in casa ma non siete presenti in quel momento per aprire la porta, magari a causa di un contrattempo o ancora perché avete dimenticato di dargli le chiavi: i motivi possono essere svariati, e per dare risposta a questo tipo di necessità, sul mercato dei prodotti per la sicurezza è presente un apparecchio che consente di facilitare gli unti nella gestione di queste situazioni: si tratta del “DoorBot”, un videocitofono che si collega ad internet. L’utilità di questo dispositivo sta nel fatto che può essere comandato comodamente da remoto tramite il proprio Smartphone o il Tablet. Il DoorBot è dotato di una telecamera di videosorveglianza, e permette di riconoscere chi sta citofonando alla porta ed eventualmente anche di aprirgli se siete distanti grazie al collegamento alla rete internet.

Vediamo insieme quali sono i requisiti e le funzioni di questo apparecchio innovativo. Il videocitofono Doorbot è costruito in alluminio per poter essere resistente alle intemperie, pensiamo alla nebbia fitta, alla pioggia battente, alla grandine, al forte vento ed alle alterazioni della temperatura, e può essere installato su qualsiasi impugnatura di una porta. In più, grazie ad un meccanismo denominato Lockitron (quest’ultimo si compra eventualmente a parte), va ad inserirsi alla serratura in maniera perfetta. È inoltre fornito di una batteria in grado di ricaricarsi in modo facile ed automatizzato tramite un semplice cavo USB.

Facciamo ora un esempio pratico sul funzionamento di questo videocitofono: qualcuno pigia sul citofono, e Doorbot, che come detto prima è connesso ad internet tramite tecnologia wireless (senza fili) grazie ad un router montato all’interno della casa, fa partire un allarme sonoro direttamente al vostro Smartphone (ovviamente connesso ad internet) grazie all’App precedentemente installata, disponibile sia per Android che per Apple. Dunque, in quell’istante riceverete uno squillo: quando si risponde a questo segnale, il Doorbot innesca in diretta l’invio delle immagini grazie al funzionamento della telecamera di videosorveglianza. In tal modo non solo potete vedere chi c’è davanti il portone di casa, ma altresì dialogarci grazie al microfono integrato.

Detto, ciò, ed avendo tutte queste utili informazioni, potrete decidere se aprire o no la porta d’ingresso. Ovviamente le circostanze nelle quali il videocitofono Doorbot risulta utile sono davvero tante: basta riflettere sul fatto che questo apparecchio può rappresentare un ottimo deterrente per ladri e vandali: un malfattore, infatti, potrebbe decidere di citofonare per capire se qualcuno è realmente presente nella vostra casa, ed in tal caso voi potrete rispondere anche se siete lontanissimi e far desistere i malviventi dalle loro cattive intenzioni.

Doorbot è stato ideato, progettato e creato per via di una raccolta fonti chiamata “crowd funding”, realizzata in seno ad un progetto di due autori giovani e brillanti. Attualmente questo dispositivo si può acquistare in modo esclusivo su questo indirizzo internet. Il prezzo è di 199 dollari ai quali, volendo, vanno aggiunti altri 179 dollari per il congegno Lockitron riguardante la parte meccanica di cui sopra (per fare spedizioni al di fuori dagli Stati Uniti, vanno aggiunti altri 20 dollari).

Telecamera con gestione e controllo via Smartphone

Oggigiorno gli Smartphone sono sempre più al centro delle nostre giornate, nonché delle nostre vite: tutto, nell’era contemporanea, grazie all’uso dei telefoni cellulari risulta più smart, semplice, rapido, agevole ed intuitivo. Anche nel campo degli impianti di videosorveglianza si è esteso di molto l’orizzonte delle applicazioni verso le più disparate possibilità che la tecnologia ci offre. Ad esempio, il controllo da remoto della propria abitazione o del proprio ambiente di lavoro fa raggiungere livelli di sicurezza altissimi. In questo modo le case, le aziende, i negozi, gli uffici e le attività commerciali potranno essere monitorati h 24 comodamente dallo Smartphone anche a chilometri e chilometri di distanza. Lo Smartphone, infatti, ci fornisce la possibilità di beneficiare di servizi che fino a qualche anno fa non si potevano lontanamente immaginare. Analogo discorso vale per i sistemi di videosorveglianza, poiché questi apparecchi, prima appannaggio di pochissime realtà, oggi permettono a moltissime persone di sorvegliare le abitazioni o i locali commerciali a distanza, persino da altre nazioni. Tutto questo è possibile grazie alla possibilità di gestione da remoto, che aumenta di molto il livello di sicurezza e dà il vantaggio di avere tutto sotto controllo utilizzando pochi semplici dispositivi.

Gli Smartphone, come specificato nell’introduzione, sono entrati velocemente e totalmente nelle nostre esistenze come mini personal computer che portiamo sempre con noi. Si tratta di apparecchi talmente sofisticati che attualmente sono in grado di controllare da remoto le telecamere per la videosorveglianza senza l’aiuto del pc. È esattamente quello che fa la Wi-Fi NetCam di Belkin: parliamo di un prodotto alquanto economico, con un costo di circa 100 euro, l’ideale per ambienti interni nonché di facile e rapida installazione poiché e dotata di interfaccia wireless (senza fili) integrata. Questo tipo di telecamera è fornita di un sensore Cmos da 1/4″ da 0,3 Mega Pixel. Possiede una risoluzione da 640X480 pixel ed un meccanismo d’illuminazione a raggi infrarossi che consente di realizzare delle riprese anche in condizioni di buio totale. Per poter vedere le immagini generate dalla NetCam di Belkin, non servirà ricorrere ad un computer, in quanto basterà un semplice dispositivo mobile con sistema Android o Apple iOS. In questo contesto, sarà sufficiente scaricare dal terminale l’apposita applicazione, realizzare il collegamento e terminare la configurazione della telecamera.

Per quanto riguarda la questione riprese, queste ultime si possono visualizzare a distanza direttamente sullo Smartphone o sul Tablet, ed è anche possibile realizzare la registrazione video live, in diretta. Inoltre il microfono integrato consente di ascoltare ciò che succede nell’area sorvegliata, dando senza dubbio un bel vantaggio al proprietario per poter intervenire tempestivamente. La telecamera di videosorveglianza NetCam di Belkin è dotata di un meccanismo per rilevare il movimento, che può essere impostato in maniera che invii automaticamente un sms oppure una e-mail all’utente nel momento in cui qualcuno transita davanti all’ambiente controllato, allegando anche una fotografia di ciò che viene inquadrato. La Wi-Fi NetCam è inoltre compatibile con le reti senza fili 802.11b/g/n, ma è dotata altresì di una interfaccia Ethernet che permette il collegamento della videocamera alla rete locale con cavo.

Negozi di alimentari e videosorveglianza

Il dibattito sul diritto alla privacy è un dibattito abbastanza caldo. Chiaramente quando parliamo del mondo della videosorveglianza è impossibile non parlare anche di privacy. Infatti, sappiamo bene che le riprese delle telecamere possono fortemente ledere la nostra privacy in qualunque luogo pubblico in cui ci troviamo. Per esempio, anche in dei semplici negozi di alimentari.

Questi negozi, è cosa ben nota, purtroppo sono sempre soggetti a piccoli e grandi furti. Sfortunatamente il taccheggio è sempre all’ordine del giorno e, in ogni caso, il rischio di una rapina più importante c’è sempre. Per tutte queste ragioni, questi negozi in genere vengono tutti dotati di un impianto di videosorveglianza. Questo impianto, però, se da un lato garantisce un certo livello di sicurezza, dall’altro limita fortemente la privacy dei clienti e degli stessi lavoratori.

Negozi e privacy

Al fine di garantire la privacy di tutte le persone coinvolte, vi sono alcune regole fondamentali da seguire nei negozi di alimentari e di altri generi emanate dal Garante della Privacy. Le regole di cui stiamo parlando sono per la precisione quelle del Provvedimento Generale videosorveglianza emanato dal Garante della Privacy per la Protezione dei Dati Personali dell’8 Aprile 2010.

In primo luogo, va segnalata la presenza di telecamere tramite cartelli informativi che, prima del raggio d’azione delle telecamere, informino avventori, clienti e lavoratori della loro presenza. In secondo luogo, non va assolutamente sottovalutata l’importanza della protezione e della gestione dei dati registrati. Vi mostriamo ora, nella pratica, cosa bisogna fare.

È, infatti, necessaria la presenza di persone abilitate al trattamento dei dati e che queste persone siano le sole ad accedere ai video di sorveglianza e a monitorarli. Chiunque sia privo di questa autorizzazione deve essere escluso dalla visione e dal trattamento di ciascun dato. Inoltre, le immagini registrate non possono essere duplicate e devono essere tenute in archivio solitamente, eccetto casi particolari, per non più di 24 ore. Per questo, sono previste norme e procedimenti per la cancellazione dei video registrati allo scadere delle 24 ore previste. Se la videosorveglianza utilizza apparati digitali connessi alle reti, i video devono essere protetti e non devono essere accessibili a tutti. Qualora si verificassero interventi di manutenzione dell’impianto, la visione delle immagini da parte dei tecnici deve essere concessa solo se ciò è assolutamente imprescindibile per la manutenzione stessa.

Pertanto, come abbiamo visto, la videoregistrazione è ovviamente permessa e, nei casi di negozi, anche consigliata. Vi sono, tuttavia, delle regole anche piuttosto rigide che devono essere necessariamente rispettate. È importante, infatti, non superare il confine tra sicurezza e privacy dei lavoratori dell’esercizio e dei loro clienti.

Incendi boschivi: prevenirli grazie alla videosorveglianza

Il nostro Paese, come ben si sa, è disseminato di boschi e zone verdi, e ciò comporta inevitabilmente anche un elevato rischio di incendi: in questo quadro, infatti, ogni anno si registrano tantissimi incendi che purtroppo fanno perdere alla nostra nazione gran parte del suo splendido patrimonio naturalistico. La causa primaria degli incendi è rappresentata dalla noncuranza dei cittadini (pensiamo ad esempio a chi getta nel verde i mozziconi di sigaretta), per non parlare degli incendi dolosi che proseguono ad aumentare in modo allarmante sia al Nord che al Sud (le cause naturali, invece, risultano molto meno frequenti). Situazioni come queste sono senza dubbio difficili da controllare ed arginare, creando non pochi danni e incombenze in special modo nella stagione estiva, quando la temperatura è molto alta e l’emergenza idrica è una vera e propria realtà in molti territori italiani. In tale panorama, complice l’aridità, il caldo rovente e la vegetazione secca per via della calura, a finire letteralmente in fumo sono ogni anno ettari ed ettari di vegetazione.

Una soluzione reale all’emergenza incendi è data dal settore della videosorveglianza e da altre tipologie di tecnologia di supporto. In questo contesto il monitoraggio viene realizzato su due livelli diversi: da un lato vi è la funzione deterrente delle telecamere, dall’altro il controllo vero e proprio sugli eventuali roghi e l’azione tempestiva in caso di allarme per evitare il diffondersi di focolai difficili da contrastare). Forse non tutti sanno qual è il funzionamento della videosorveglianza nei boschi: generalmente, negli ambienti boschivi, vengono utilizzate le cosiddette termo-camere radiometriche a raggi infrarossi (capaci di lavorare anche in assenza di luce, di misurare la temperatura e di captare a distanza il calore emesso da un oggetto per poi tramutarlo in un segnale elettronico che origina l’immagine termica sul display), in aggiunta alle telecamere Maga pixel (in grado di zoomare e di avere in questo moto sotto controllo delle vaste aree anche partendo da notevoli distanze).

Tali telecamere di videosorveglianza devono essere necessariamente della tipologia mobile, così da poter assicurare al proprietario un angolo di copertura maggiore in quanto manovrabili a distanza. Molto importante risulta anche il livello di potenza dello zoom, l’unico strumento in grado di immortalare i piccoli dettagli anche partendo da elevate distanze. In questa maniera si realizza una scansione totale della zona sottoposta alla videosorveglianza; inoltre è possibile misurare anche le temperature e individuare ogni sorta di situazione ritenuta anomala, aspetto fondamentale per poter intervenire in modo tempestivo prima che si propaghino delle fiamme roghi ormai indomabili. Certamente l’utilizzo di questo tipo di tecnologie porta ad una riduzione rilevante degli incendi, grazie soprattutto alla funzione deterrente delle telecamere di videosorveglianza. È bene ricordare, a tal proposito, che le aree sottoposte alla videosorveglianza devono essere obbligatoriamente segnalate attraverso degli appositi cartelli, il che dovrebbe limitare notevolmente le abitudini malsane di quella categoria di incivili che frequentano boschi, foreste, parchi protetti o semplici aree pic-nic senza minimamente rispettare la natura e la sua bellezza. Dunque, ricapitolando, l’individuazione tempestiva degli incendi grazie alle telecamere, facilita non poco la limitazione dei danni e la tutela del patrimonio naturalistico italiano.

Videosorveglianza e Privacy: le regole da seguire

L’installazione delle telecamere di videosorveglianza deve sottostare a delle regole specifiche nell’ambito della privacy. Vediamo insieme quali sono ed in cosa consistono:

Chiunque transiti in una zona videosorvegliata deve essere informato della presenza delle telecamere e che quindi viene ripreso tramite dei cartelli chiari e ben visibili, anche nel caso in cui l’impianto sia spento o temporaneamente inattivo. Nell’eventualità in cui tali impianti di videosorveglianza sono collegati alle Forze dell’Ordine, bisogna indicarlo sui cartelli, secondo quanto predisposto dal Garante della Privacy. Invece, negli ambienti pubblici, i cartelli non risultano obbligatori, anche se vengono comunque raccomandati dal Garante.

Le immagini e le registrazioni video si possono conservare fino ad un massimo di 24 ore, ad eccezione delle circostanze nelle quali le immagini risultano utili per lo svolgimento delle indagini da parte delle forze dell’ordine. All’interno delle banche e nelle attività più a rischio, le immagini si possono conservare fino ad una settimana; la domanda per la conservazione per un tempo più lungo deve essere necessariamente sottoposta al Garante, che deciderà di approvarla o meno.

In Italia, i Comuni che decidono di installare impianti per la videosorveglianza, devono obbligatoriamente segnalarlo tramite dei cartelli che ne indichino la presenza, fatta eccezione per le attività di ripresa non legate alla prevenzione, alla verifica o alla repressione dei reati. Anche in questa situazione la conservazione delle immagini non deve superare la settimana.

Esistono determinate misure di sicurezza ad hoc per gli impianti di videosorveglianza integrati, ovvero quei sistemi che mettono in comunicazione tra loro soggetti privati e pubblici come le società di sorveglianza, gli internet providers e così via. In circostanze specifici è prevista anche l’accertamento preventivo del Garante.

Gli impianti per la videosorveglianza intelligenti, ovvero in grado di realizzare l’associazione delle immagini ai parametri biometrici, devono rispondere alla verifica preliminare del Garante.

Gli impianti utilizzati per individuare le infrazioni stradali devono essere segnalati con specifici cartelli. In tale contesto, le telecamere possono riprendere soltanto i numeri di targa dei mezzi in transito e non i volti delle persone presenti all’interno. Inoltre le immagini non si possono inviare al domicilio del possessore dell’auto.

La ripresa delle telecamere di videosorveglianza per il controllo di depositi di rifiuti è lecito.

Le telecamere si possono utilizzare negli ambienti di lavoro, purché si rispettino le normative in materia di lavoro; inoltre, non si possono controllare i lavoratori da remoto.

All’interno degli ospedali e nelle case di cura, si possono effettuare le riprese, ma non si possono trasmettere sui display quando sono posizionati in aree accessibili al pubblico. Pertanto, l’accesso alle immagini è concesso soltanto al personale autorizzato o, in determinate circostanze, ai familiari dei pazienti.

La videosorveglianza è ammessa nelle scuole per tutelare l’ambiente scolastico dagli atti vandalici, ma soltanto in specifiche zone e durante l’orario di chiusura.

Nell’ambito del trasporto pubblico e delle fermate le telecamere sono ammesse, ma la ripresa deve essere circoscritta ed è vietato lo zoom.

Nel settore turistico, le riprese si possono effettuare sono se non rendono riconoscibili gli individui.

In campo privato, la videosorveglianza è lecita anche senza il consenso dei cittadini ripresi, ma sempre e comunque nel pieno rispetto delle indicazioni del Garante.

PoE: una nuova tecnologia

PoE, l’acronimo di Power Over Ethernet, è una tecnologia all’avanguardia nota a tutti coloro che sono a contatto con le reti LAN. La tecnologia si è sviluppata a tal punto che al giorno d’oggi i PoE possono trovarsi direttamente integrati in alcune modelli di telecamera IP per la videosorveglianza. Queste telecamere, grazie ad un solo cavo ethernet, generalmente impiegato per l’internet ADSL, riescono ad assicurare l’alimentazione ed il segnale video.

Perché utilizzare la tecnologia PoE?

Per collegare alla rete i dispositivi, sono necessari almeno due tipi diversi di cavi: il cavo Ethernet, per il trasferimento dei dati, ed il cavo di alimentazione, necessario per installarli tramite la presa di corrente. Grazie all’utilizzo di questa tecnologia all’avanguardia, i dispositivi di rete, soprattutto le videocamere IP e le stampanti, hanno la certezza di poter contare su un’elevata flessibilità d’installazione.

Tra i vari strumenti di videosorveglianza muniti di alimentazione PoE, le telecamere hanno certamente un ruolo di primo piano. Non si può dire la stessa cosa per i NVR, dato che non riescono a supportare questa alimentazione. Attenzione solo ad un aspetto: al momento del cablaggio e dell’alimentazione del sistema di videosorveglianza con un solo cavo ethernet, occhio alle distanze, non esagerare!

Non possiamo, però, non sottolineare un fattore importante: l’integrazione con i PoE viene effettuata utilizzando apparati esterni, che purtroppo hanno la caratteristica di avere un prezzo decisamente elevato.

I vantaggi della tecnologia PoE.

Quali sono i vantaggi di questa tecnologia? Innanzitutto, i costi di infrastruttura e di installazione diminuiscono drasticamente. Questo avviene perché non c’è bisogno né di prese elettriche addizionali né tanto meno di adattatori di corrente. Un unico cavo al posto di due. Per quanto gli edifici meno recenti e non adeguati per le infrastrutture di rete di ultima generazione, le barriere ambientali possono essere tranquillamente superate grazie alla semplicità di installazione dei collegamenti. Negli edifici più moderni, non occorrono interventi sulla rete elettrica per il semplice motivo che ci si affida all’infrastruttura IT già esistente con l’integrazione delle varie periferiche.

Altri aspetti a favore della tecnologia PoE possiamo trovarli nella maggiore estensione della rete wireless e cablata,. È, inoltre, più affidabile, grazie all’opzione RPS (Redundant Power Supply) che assicura il corretto funzionamento dei dispositivi anche a fronte di interruzione dell’erogazione di elettricità, un aspetto centrale nella videosorveglianza H 24. Questa opzione garantisce anche un controllo centralizzato, di vitale importanza per porre fine agli sprechi di energia.

Certo, il PoE ha dei limiti tecnici: a fronte dell’eliminazione della connessione PoE, si registra l’interruzione della connessione. Separare i connettori maschi e femmina causa poi bruciature sui contatti ed un accorciamento della durata di vita delle sue varie componenti.

Videosorveglianza a Milano: furto nel Castello Sforzesco

Dopo il furto verificatosi ai danni della Chiesa di San Vincenzo a Modena, all’interno della quale è stata rubata una preziosa opera del Guercino, è stato inferto un altro grave danno al patrimonio artistico italiano: parliamo del colpo messo a segno nell’ala museale del Castello Sforzesco a Milano, dove una banda di ladri è riuscita a trafugare ben tre tavolette di legno da soffitto a cassettoni della fine del 400 di un pittore anonimo di Cremona. Il furto, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, è stato ben studiato e programmato, per poi essere realizzato esattamente nell’unica zona dell’edificio non raggiunta dall’occhio vigile delle telecamere di sistema della videosorveglianza. In questo specifico contesto, ai malviventi è bastato avere uno zaino ed una tronchesina per recidere il fil di ferro che allacciava le tele al muro e portarle via indisturbati, proprio mentre l’addetto alla sorveglianza era impegnato in un’altra stanza del museo.

Il furto si è verificato nel fine settimana, nello specifico di sabato ed in pieno giorno, in un periodo in cui il flusso dei visitatori è significativo e costante. Le tre tavole di legno trafugate fanno parte della collezione di ben 32 pezzi custodita nel deposito del museo. Di tale collezione, erano stati esibiti al pubblico sei pezzi, e di questi ultimi facevano parte le tre opere d’arte depredate, raffiguranti busti maschili di profilo con indosso dei vestiti tipici della fine del 400. Le tre tavole di legno (con una misura di 25 x 25 cm.), all’epoca venivano utilizzate per ornare le dimore patrizie lombarde, ed erano esposte in grandissime sale in posizione inclinata tra le travi delle volte. Per ciò che concerne il valore in termini economici, queste tre opere, in base alle stime degli addetti ai lavori, sono pezzi unici ma realizzati in serie, pertanto si rifanno ad un mercato di nicchia nell’ambito del piccolo antiquariato (si tratta dunque di una capacità economica limitata ad un settore ristretto).

Il primo a rendersi conto del furto avvenuto era un membro dello staff del museo, ovvero uno degli addetti alla sicurezza; dopo una serie di verifiche interne è stato dato l’allarme e denunciato il furto agli agenti del Commissariato della città. I militari hanno subito esaminato le registrazioni delle telecamere, ma come specificato prima, non è stata rilevata nessuna immagine in grado di identificare i malfattori, in quanto nessuna videocamera mirava verso il punto in cui erano agganciate le tre tavole trafugate. In seguito ai sopralluoghi ed alle verifiche del caso da parte degli agenti, sono partite le indagini per l’individuazione delle opere artistiche e degli autori del furto. Francesca Tasso, responsabile del museo, si era detta più che sicura del fatto che il furto fosse stato ponderato minuziosamente da chi, chiaramente, conosceva la mancanza di copertura delle telecamere proprio in quell’angolo della sala. La stessa responsabile ha palesato la necessità, ora urgente più che mai, di potenziare la videosorveglianza, di installare altre telecamere e di introdurre un apposito guardaroba all’ingresso dell’edificio per il deposito di borse, zaini e contenitori vari al seguito dei visitatori.

Page 2 of 28

Privacy, cookie policy e conformità GDPR

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén