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Telecamera con gestione e controllo via Smartphone

Oggigiorno gli Smartphone sono sempre più al centro delle nostre giornate, nonché delle nostre vite: tutto, nell’era contemporanea, grazie all’uso dei telefoni cellulari risulta più smart, semplice, rapido, agevole ed intuitivo. Anche nel campo degli impianti di videosorveglianza si è esteso di molto l’orizzonte delle applicazioni verso le più disparate possibilità che la tecnologia ci offre. Ad esempio, il controllo da remoto della propria abitazione o del proprio ambiente di lavoro fa raggiungere livelli di sicurezza altissimi. In questo modo le case, le aziende, i negozi, gli uffici e le attività commerciali potranno essere monitorati h 24 comodamente dallo Smartphone anche a chilometri e chilometri di distanza. Lo Smartphone, infatti, ci fornisce la possibilità di beneficiare di servizi che fino a qualche anno fa non si potevano lontanamente immaginare. Analogo discorso vale per i sistemi di videosorveglianza, poiché questi apparecchi, prima appannaggio di pochissime realtà, oggi permettono a moltissime persone di sorvegliare le abitazioni o i locali commerciali a distanza, persino da altre nazioni. Tutto questo è possibile grazie alla possibilità di gestione da remoto, che aumenta di molto il livello di sicurezza e dà il vantaggio di avere tutto sotto controllo utilizzando pochi semplici dispositivi.

Gli Smartphone, come specificato nell’introduzione, sono entrati velocemente e totalmente nelle nostre esistenze come mini personal computer che portiamo sempre con noi. Si tratta di apparecchi talmente sofisticati che attualmente sono in grado di controllare da remoto le telecamere per la videosorveglianza senza l’aiuto del pc. È esattamente quello che fa la Wi-Fi NetCam di Belkin: parliamo di un prodotto alquanto economico, con un costo di circa 100 euro, l’ideale per ambienti interni nonché di facile e rapida installazione poiché e dotata di interfaccia wireless (senza fili) integrata. Questo tipo di telecamera è fornita di un sensore Cmos da 1/4″ da 0,3 Mega Pixel. Possiede una risoluzione da 640X480 pixel ed un meccanismo d’illuminazione a raggi infrarossi che consente di realizzare delle riprese anche in condizioni di buio totale. Per poter vedere le immagini generate dalla NetCam di Belkin, non servirà ricorrere ad un computer, in quanto basterà un semplice dispositivo mobile con sistema Android o Apple iOS. In questo contesto, sarà sufficiente scaricare dal terminale l’apposita applicazione, realizzare il collegamento e terminare la configurazione della telecamera.

Per quanto riguarda la questione riprese, queste ultime si possono visualizzare a distanza direttamente sullo Smartphone o sul Tablet, ed è anche possibile realizzare la registrazione video live, in diretta. Inoltre il microfono integrato consente di ascoltare ciò che succede nell’area sorvegliata, dando senza dubbio un bel vantaggio al proprietario per poter intervenire tempestivamente. La telecamera di videosorveglianza NetCam di Belkin è dotata di un meccanismo per rilevare il movimento, che può essere impostato in maniera che invii automaticamente un sms oppure una e-mail all’utente nel momento in cui qualcuno transita davanti all’ambiente controllato, allegando anche una fotografia di ciò che viene inquadrato. La Wi-Fi NetCam è inoltre compatibile con le reti senza fili 802.11b/g/n, ma è dotata altresì di una interfaccia Ethernet che permette il collegamento della videocamera alla rete locale con cavo.

Telecamere Speed Dome: quesiti e info utili

Lo sviluppo sempre crescente del settore tecnologico, in concomitanza con l’accrescimento delle necessità di sicurezza da parte di soggetti sia privati che pubblici, ha portato negli anni alla diffusione degli ambienti e delle strutture sottoposte alla videosorveglianza, il tutto tramite l’installazione di specifici impianti. In tale panorama hanno un compito molto importante le telecamere per la videosorveglianza chiamate Speed Dome, poiché questi dispositivi sono in grado di roteare più velocemente rispetto alle classiche telecamere: la testa rotante di questi apparecchi è in grado di muoversi orizzontalmente sino a 400 gradi al secondo e verticalmente sino a 120 gradi al secondo. La rapidità di spostamento si può dosare nonché adattare in maniera automatica in base al tipo di zoom precedentemente impostato. Detto ciò, vediamo quali sono le domande degli utenti e quali le risposte utili riguardo le telecamere di videosorveglianza Speed Dome.

Quale tipologia di cavo va usato per poterle controllare?

Servirà un normalissimo cavo di rete categoria 5, usando un doppino per il segnale telemetrico di controllo della telecamera per il protocollo su interfaccia RS485, un altro doppino per il segnale video usando un video Balun per poter adattare l’impedenza del cavo al segnale video a 75 Ohm, ed infine un cavo per l’alimentazione di sezione 2.5 millimetri con lo specifico alimentatore già fornito nel kit per i sistemi di videosorveglianza di ultima generazione.

Di che tipo di protocollo di trasmissione standard parliamo? Il mio Digital Video Recorder sarà compatibile?

Il protocollo di trasmissione è il Pelco-D; per capire se il proprio videoregistratore digitale Digital Video Recorder è realmente compatibile, basterà guardare sul retro del dispositivo stesso ed assicurarsi che ci sia la porta RS485; successivamente sarà necessario vedere se nel proprio Digital Video Recorder è presente il protocollo di trasmissione Pelco-D (generalmente tutti i Digital Video Recorder possiedono questo tipo di protocollo).

E’ possibile memorizzare le posizioni precedentemente stabilite?

Le telecamere Speed Dome di videosorveglianza garantiscono al proprietario la possibilità di configurare da 20 a 128 posizioni, memorizzando altresì il livello di zoom per ciascuna posizione.

E’ possibile farle muovere in modo automatico?

Ciò è possibile se si programma il proprio Digital Video Recorder in maniera tale che possa eseguire delle ronde richiamando in maniera ciclica le posizioni di preset; tale tipologia di movimento 24H, però, limita la vita di una telecamera Speed Dome, in quanto i motori, in questo modo, restano continuamente attivi. Nel caso in cui vengano usate in tale maniera ogni due anni, dovrà essere effettuata una specifica manutenzione controllando sia i motori che le cinghie di distribuzione (così come succede per le automobili che hanno percorso molti chilometri).

Ciò che vi abbiamo proposto in questo articolo riguarda soltanto alcune delle funzioni realizzabili tramite questo tipo di telecamera di videosorveglianza. Tra gli innumerevoli vantaggi nell’utilizzo delle telecamere di videosorveglianza Speed Dome, c’è il fatto che tale apparecchio innovativo si può sfruttare in modo smart, semplice e intuitivo, muovendole soltanto quando si rende utile. La maggioranza delle persone, infatti, utilizza queste telecamere motorizzate con zoom gestendole solo nel momento in cui dovesse scattare l’allarme.

Negozi di alimentari e videosorveglianza

Il dibattito sul diritto alla privacy è un dibattito abbastanza caldo. Chiaramente quando parliamo del mondo della videosorveglianza è impossibile non parlare anche di privacy. Infatti, sappiamo bene che le riprese delle telecamere possono fortemente ledere la nostra privacy in qualunque luogo pubblico in cui ci troviamo. Per esempio, anche in dei semplici negozi di alimentari.

Questi negozi, è cosa ben nota, purtroppo sono sempre soggetti a piccoli e grandi furti. Sfortunatamente il taccheggio è sempre all’ordine del giorno e, in ogni caso, il rischio di una rapina più importante c’è sempre. Per tutte queste ragioni, questi negozi in genere vengono tutti dotati di un impianto di videosorveglianza. Questo impianto, però, se da un lato garantisce un certo livello di sicurezza, dall’altro limita fortemente la privacy dei clienti e degli stessi lavoratori.

Negozi e privacy

Al fine di garantire la privacy di tutte le persone coinvolte, vi sono alcune regole fondamentali da seguire nei negozi di alimentari e di altri generi emanate dal Garante della Privacy. Le regole di cui stiamo parlando sono per la precisione quelle del Provvedimento Generale videosorveglianza emanato dal Garante della Privacy per la Protezione dei Dati Personali dell’8 Aprile 2010.

In primo luogo, va segnalata la presenza di telecamere tramite cartelli informativi che, prima del raggio d’azione delle telecamere, informino avventori, clienti e lavoratori della loro presenza. In secondo luogo, non va assolutamente sottovalutata l’importanza della protezione e della gestione dei dati registrati. Vi mostriamo ora, nella pratica, cosa bisogna fare.

È, infatti, necessaria la presenza di persone abilitate al trattamento dei dati e che queste persone siano le sole ad accedere ai video di sorveglianza e a monitorarli. Chiunque sia privo di questa autorizzazione deve essere escluso dalla visione e dal trattamento di ciascun dato. Inoltre, le immagini registrate non possono essere duplicate e devono essere tenute in archivio solitamente, eccetto casi particolari, per non più di 24 ore. Per questo, sono previste norme e procedimenti per la cancellazione dei video registrati allo scadere delle 24 ore previste. Se la videosorveglianza utilizza apparati digitali connessi alle reti, i video devono essere protetti e non devono essere accessibili a tutti. Qualora si verificassero interventi di manutenzione dell’impianto, la visione delle immagini da parte dei tecnici deve essere concessa solo se ciò è assolutamente imprescindibile per la manutenzione stessa.

Pertanto, come abbiamo visto, la videoregistrazione è ovviamente permessa e, nei casi di negozi, anche consigliata. Vi sono, tuttavia, delle regole anche piuttosto rigide che devono essere necessariamente rispettate. È importante, infatti, non superare il confine tra sicurezza e privacy dei lavoratori dell’esercizio e dei loro clienti.

Incendi boschivi: prevenirli grazie alla videosorveglianza

Il nostro Paese, come ben si sa, è disseminato di boschi e zone verdi, e ciò comporta inevitabilmente anche un elevato rischio di incendi: in questo quadro, infatti, ogni anno si registrano tantissimi incendi che purtroppo fanno perdere alla nostra nazione gran parte del suo splendido patrimonio naturalistico. La causa primaria degli incendi è rappresentata dalla noncuranza dei cittadini (pensiamo ad esempio a chi getta nel verde i mozziconi di sigaretta), per non parlare degli incendi dolosi che proseguono ad aumentare in modo allarmante sia al Nord che al Sud (le cause naturali, invece, risultano molto meno frequenti). Situazioni come queste sono senza dubbio difficili da controllare ed arginare, creando non pochi danni e incombenze in special modo nella stagione estiva, quando la temperatura è molto alta e l’emergenza idrica è una vera e propria realtà in molti territori italiani. In tale panorama, complice l’aridità, il caldo rovente e la vegetazione secca per via della calura, a finire letteralmente in fumo sono ogni anno ettari ed ettari di vegetazione.

Una soluzione reale all’emergenza incendi è data dal settore della videosorveglianza e da altre tipologie di tecnologia di supporto. In questo contesto il monitoraggio viene realizzato su due livelli diversi: da un lato vi è la funzione deterrente delle telecamere, dall’altro il controllo vero e proprio sugli eventuali roghi e l’azione tempestiva in caso di allarme per evitare il diffondersi di focolai difficili da contrastare). Forse non tutti sanno qual è il funzionamento della videosorveglianza nei boschi: generalmente, negli ambienti boschivi, vengono utilizzate le cosiddette termo-camere radiometriche a raggi infrarossi (capaci di lavorare anche in assenza di luce, di misurare la temperatura e di captare a distanza il calore emesso da un oggetto per poi tramutarlo in un segnale elettronico che origina l’immagine termica sul display), in aggiunta alle telecamere Maga pixel (in grado di zoomare e di avere in questo moto sotto controllo delle vaste aree anche partendo da notevoli distanze).

Tali telecamere di videosorveglianza devono essere necessariamente della tipologia mobile, così da poter assicurare al proprietario un angolo di copertura maggiore in quanto manovrabili a distanza. Molto importante risulta anche il livello di potenza dello zoom, l’unico strumento in grado di immortalare i piccoli dettagli anche partendo da elevate distanze. In questa maniera si realizza una scansione totale della zona sottoposta alla videosorveglianza; inoltre è possibile misurare anche le temperature e individuare ogni sorta di situazione ritenuta anomala, aspetto fondamentale per poter intervenire in modo tempestivo prima che si propaghino delle fiamme roghi ormai indomabili. Certamente l’utilizzo di questo tipo di tecnologie porta ad una riduzione rilevante degli incendi, grazie soprattutto alla funzione deterrente delle telecamere di videosorveglianza. È bene ricordare, a tal proposito, che le aree sottoposte alla videosorveglianza devono essere obbligatoriamente segnalate attraverso degli appositi cartelli, il che dovrebbe limitare notevolmente le abitudini malsane di quella categoria di incivili che frequentano boschi, foreste, parchi protetti o semplici aree pic-nic senza minimamente rispettare la natura e la sua bellezza. Dunque, ricapitolando, l’individuazione tempestiva degli incendi grazie alle telecamere, facilita non poco la limitazione dei danni e la tutela del patrimonio naturalistico italiano.

Telecamere e grado di protezione

Nelle telecamere per uso esterno, com’è facilmente intuibile, è molto importante il loro grado di protezione rispetto agli agenti atmosferici e a tutti i fattori di disturbo. Per questa ragione, ogni telecamera dispone di una sigla, IPXX, che quantifica il grado di protezione del dispositivo. Nel dettaglio, il primo numero sta ad indicare la sua resistenza ai corpi solidi – come urti, colpi, ecc – mentre il secondo indica la sua impermeabilità ai liquidi.

Il primo numero, quello sulla resistenza ai colpi, può variare da 0 a 6 e indica i seguenti gradi di protezione:

  • 0 – non protetto;
  • 1 – protetto da oggetti solidi di dimensione superiore a 50 mm e accessibili con il dorso della mano;
  • 2 – protetto da oggetti solidi di dimensioni superiori a 12 mm e accessibili con un dito;
  • 3 – protetto da oggetti solidi di dimensioni superiori a 2,5 mm e accessibili con un attrezzo;
  • 4 – protetto da oggetti solidi di dimensioni superiori a 1 mm e dall’accesso con fili;
  • 5 – protetto dalla polvere e dall’accesso con fili;
  • 6 – totalmente protetto.

Mentre, per quanto riguarda l’impermeabilità ai liquidi, il grado di protezione è dato da numeri che possono andare da 0 a 8:

  • 0 – non protetto;
  • 1 – protetto dalla caduta verticale di gocce d’acqua;
  • 2 – protetto dalle gocce che cadono con inclinazione massima di 15°;
  • 3 – protetto dalla pioggia;
  • 4 – protetto dagli spruzzi d’acqua;
  • 5 – protetto dai getti d’acqua;
  • 6 – protetto dalle ondate d’acqua;
  • 7 – protetto dagli effetti d’immersione in un liquido;
  • 8 – protetto dagli effetti della sommersione in un liquido.

Per questo, possiamo dire che gli apparecchi con grado di protezione che va da IP65 a salire hanno un’ottima resistenza negli ambienti esterni. Si tratta, quindi, di prodotti di buona qualità e affidabilità. Prima di accingervi ad acquistare un dispositivo di questo genere, informatevi bene su questi aspetti. Una buona resistenza ai vari fattori di disturbo è un aspetto fondamentale nelle fotocamere di uso esterno. Una scarsa resistenza mettere in pericolo la sicurezza della vostra casa o azienda e, quindi, anche la vostra sicurezza personale.

Videosorveglianza e Privacy: le regole da seguire

L’installazione delle telecamere di videosorveglianza deve sottostare a delle regole specifiche nell’ambito della privacy. Vediamo insieme quali sono ed in cosa consistono:

Chiunque transiti in una zona videosorvegliata deve essere informato della presenza delle telecamere e che quindi viene ripreso tramite dei cartelli chiari e ben visibili, anche nel caso in cui l’impianto sia spento o temporaneamente inattivo. Nell’eventualità in cui tali impianti di videosorveglianza sono collegati alle Forze dell’Ordine, bisogna indicarlo sui cartelli, secondo quanto predisposto dal Garante della Privacy. Invece, negli ambienti pubblici, i cartelli non risultano obbligatori, anche se vengono comunque raccomandati dal Garante.

Le immagini e le registrazioni video si possono conservare fino ad un massimo di 24 ore, ad eccezione delle circostanze nelle quali le immagini risultano utili per lo svolgimento delle indagini da parte delle forze dell’ordine. All’interno delle banche e nelle attività più a rischio, le immagini si possono conservare fino ad una settimana; la domanda per la conservazione per un tempo più lungo deve essere necessariamente sottoposta al Garante, che deciderà di approvarla o meno.

In Italia, i Comuni che decidono di installare impianti per la videosorveglianza, devono obbligatoriamente segnalarlo tramite dei cartelli che ne indichino la presenza, fatta eccezione per le attività di ripresa non legate alla prevenzione, alla verifica o alla repressione dei reati. Anche in questa situazione la conservazione delle immagini non deve superare la settimana.

Esistono determinate misure di sicurezza ad hoc per gli impianti di videosorveglianza integrati, ovvero quei sistemi che mettono in comunicazione tra loro soggetti privati e pubblici come le società di sorveglianza, gli internet providers e così via. In circostanze specifici è prevista anche l’accertamento preventivo del Garante.

Gli impianti per la videosorveglianza intelligenti, ovvero in grado di realizzare l’associazione delle immagini ai parametri biometrici, devono rispondere alla verifica preliminare del Garante.

Gli impianti utilizzati per individuare le infrazioni stradali devono essere segnalati con specifici cartelli. In tale contesto, le telecamere possono riprendere soltanto i numeri di targa dei mezzi in transito e non i volti delle persone presenti all’interno. Inoltre le immagini non si possono inviare al domicilio del possessore dell’auto.

La ripresa delle telecamere di videosorveglianza per il controllo di depositi di rifiuti è lecito.

Le telecamere si possono utilizzare negli ambienti di lavoro, purché si rispettino le normative in materia di lavoro; inoltre, non si possono controllare i lavoratori da remoto.

All’interno degli ospedali e nelle case di cura, si possono effettuare le riprese, ma non si possono trasmettere sui display quando sono posizionati in aree accessibili al pubblico. Pertanto, l’accesso alle immagini è concesso soltanto al personale autorizzato o, in determinate circostanze, ai familiari dei pazienti.

La videosorveglianza è ammessa nelle scuole per tutelare l’ambiente scolastico dagli atti vandalici, ma soltanto in specifiche zone e durante l’orario di chiusura.

Nell’ambito del trasporto pubblico e delle fermate le telecamere sono ammesse, ma la ripresa deve essere circoscritta ed è vietato lo zoom.

Nel settore turistico, le riprese si possono effettuare sono se non rendono riconoscibili gli individui.

In campo privato, la videosorveglianza è lecita anche senza il consenso dei cittadini ripresi, ma sempre e comunque nel pieno rispetto delle indicazioni del Garante.

Quale telecamera scegliere per la sorveglianza?

La videosorveglianza è diventata un aspetto assolutamente prioritario nei sistemi di sicurezza per la casa, uffici o aziende. Infatti, è molto importante avere la possibilità di controllare i propri beni 24 ore su 24, perché ci fa stare tranquilli e sentire al sicuro. Nel corso del tempo, grazie alla tecnologia sempre più sviluppata, i costi della videosorveglianza sono sempre più bassi e ora è alla portata di tutti. Quindi, approfittiamone! Il componente principale di ogni sistema di sorveglianza è rappresentato dalla telecamera. Per questa ragione, non possiamo non chiederci: qual è la telecamera da scegliere per l’allarme di casa o ufficio?

Telecamera Dome o Bullet?

Attualmente, sono due le tipologie di telecamere di videosorveglianza maggiormente diffuse. Parliamo delle DOME e delle BULLET. Nate entrambe più o meno contemporaneamente circa dieci anni fa, le prime sono a forma sferica, come una cupola, mentre le seconde somigliano ad un proiettile da cui prendono il nome: bullet in inglese significa proprio proiettile.

Qual è la principale differenza tra le due? Proprio la forma. Entrambe hanno gli stessi componenti: un sensore CCD, lenti, scocca, luce infrarossi e sistema di motorizzazione se previsti.

In altre parole, la scelta dipende da voi. Se avete intenzione di appenderle al soffitto, le Dome, grazie alla loro forma sferica, si prestano meglio. Al contrario, le Bullet sono perfette poste su una parete, anche se è un giudizio abbastanza soggettivo. Prima di scegliere, confrontate bene le varie caratteristiche della telecamera in sé per sé.

Le caratteristiche

Che angolo deve coprire? Scegliete quella con la lente giusta. Con quale luce deve lavorare? Se è scarsa, optate per una molto sensibile oppure dotata di raggi infrarossi per l’illuminazione notturna. La telecamera verrà posta all’esterno o all’interno? Nel primo caso, prendete una con un grado di protezione agli agenti atmosferici alto e scocca esterna. A quale distanza deve arrivare la telecamera? Scegliete quella che riesce a mettere a fuoco secondo la distanza desiderata. In altre parole, riflettete bene su quello che vi serve e fate presenti queste indicazioni al fornitore o installatore.

Infine, state attenti al luogo in cui le collocate. Quelle con raggio ad infrarossi sono assolutamente incompatibile con le superfici riflettenti, quindi montatele lontane da specchi o altre cose che possono far rimbalzare i raggi. I riflessi rovinerebbero la visione dell’immagine.

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