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Videosorveglianza: nuove regole sulla Privacy

Informativa privacy: le persone che percorrono le aree sorvegliate devono essere informate tramite dei cartelli che indicano la presenza di telecamere; devono essere ben visibili anche quando l’impianto di videosorveglianza è attivo nelle ore notturne. Quando gli impianti installati da soggetti privati o pubblici (negozi, banche, ditte e così via) sono collegati alle forze dell’ordine, occorre applicare un determinato cartello sulla base del modello predisposto dal Garante della privacy. Le videocamere istallate per scopi di tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, non devono essere necessariamente segnalate, tuttavia il Garante della privacy auspica comunque l’uso di cartelli informativi per i cittadini.

Conservazione: le immagini si possono conservare per un tempo limitato e sino a un tetto massimo di 24 ore, fatta eccezione per ulteriori esigenze specifiche di conservazione relativa, ad esempio, alle attività investigative delle forze dell’ordine. Per ambienti particolarmente rischiosi (ad esempio le banche) è consentito un periodo più ampio delle 24 ore, che in ogni caso non può andare oltre i sette giorni. Altre eventuali necessità di prolungamento vanno sottoposte al Garante della privacy.

Sicurezza urbana: le amministrazioni comunali che installano le telecamere devono apporre dei cartelli segnalanti la loro presenza, salvo che la videosorveglianza sia specificatamente riconducibile alla tutela della sicurezza pubblica, prevenzione e/o repressione dei reati (i dati registrati si possono conservate massimo per una settimana).

Sistemi integrati: per quanto riguarda i sistemi che collegano le telecamere fra soggetti differenti pubblici o privati, o che permettono la fornitura di servizi da remoto da parte di società come gli istituti di vigilanza attraverso il collegamento telematico a un solo centro, sono necessarie delle peculiari misure di sicurezza (per esempio contro l’accesso abusivo alle immagini registrate).

Sistemi intelligenti: si tratta di sistemi di software che consentono l’associazione di dati biometrici (riconoscimento facciale), o capaci di riprendere e registrare in automatico atteggiamenti o situazioni anomale (Motion Detection); in tale contesto è obbligatorio il controllo preliminare del Garante della privacy.

Violazioni codice della strada: si rendono necessari i cartelli che segnalano la presenza di dispositivi elettronici volti a rilevare le infrazioni. Le videocamere possono riprendere soltanto la targa del mezzo (dunque non i conducenti, i passeggeri ecc.).

Deposito rifiuti: riguarda l’uso di telecamere per tenere sotto controllo le discariche contenenti materiali pericolose e le eco piazzole, volte al monitoraggio del loro utilizzo, dei tipi di rifiuti scaricati e degli orari di deposito.

Ambienti di lavoro: si possono installare le telecamere soltanto nel rispetto della normativa in sul lavoro. Non è permesso il controllo a distanza dei dipendenti, sia dentro le strutture che in ambienti in cui avviene la prestazione lavorativa (ad esempio cantieri o mezzi).

Ospedali e luoghi di cura: vietata la diffusione di filmati di cittadini malati tramite monitor quando questi si trovano in locali aperti al pubblico. È consentito, in casi urgenti, il monitoraggio dei ricoverati in specifici reparti (per esempio rianimazione), ma l’accesso alle registrazioni è consentito unicamente allo staff sanitario autorizzato e ai familiari dei pazienti.

Istituti scolastici: permessa la videosorveglianza contro gli atti vandalici, con riprese limitate alle zone interessate e unicamente nell’ora di chiusura.

Trasporto pubblico: ammessa l’installazione su fermate e mezzi di trasporto pubblico rispettando limiti specifici (angolo visuale ristretto, ripresa senza zoom).

Web cam scopo turistico: le riprese devono essere effettuate con sistemi che non rendano identificabili gli utenti.

Soggetti privati: per la salvaguardia di cittadini e proprietà contro aggressioni, furti, rapine, vandalismo ecc., è possibile installare le telecamere senza consenso delle persone riprese, ma sempre e comunque sulla base delle disposizioni del Garante della privacy.

Videosorveglianza e privacy

Buongiorno,

mi chiamo Fiorenzo e ti scrivo perché nel mio condominio si sta pensando di installare all’ingresso alcune telecamere di videosorveglianza per essere più sicuri in caso di intrusioni e furti. L’amministratore del condominio ci ha tenuto ad evidenziare che, trattandosi di una materia che si discosta dalle normali spese condominiali, è sufficiente che anche un unico condomino sia contrario per bloccare l’installazione. È vero oppure no?

Ti ringrazio

Fiorenzo

Buongiorno Fiorenzo,

Devo dire che si tratta di una materia ancora molto complicata, al di là di ciò posso comunque spiegarti la mia analisi in merito: credo che questo sia uno di quei casi in cui risulti necessaria l’unanimità da parte dell’assemblea condominiale. Nel caso tale unanimità ci sia e il sistema di videosorveglianza venga installato, è assolutamente necessario applicare all’ingresso dei cartelli che segnalino la presenza delle telecamere, come riportato dal garante della Privacy. Inoltre, consiglio di dotarsi di un sistema di registrazione che, per la tutela della privacy dei condomini, esegua registrazioni in digitale che si sovrascrivono o si cancellano in modo automatico in base ai termini di scadenza previsti dalla legge.

Detto ciò, ti illustro come avviene questo tipo di installazione: nelle zone comuni dei condomini, soprattutto nei punti topici come il portone d’ingresso e i corridoi d’accesso, vengono montate le telecamere connesse via cavo schermato o tramite linea LAN (se digitali) ad un altro ambiente, ad esempio una stanza comune, in cui vengono posizionati gli altri apparecchi che compongono l’impianto. In questo contesto avremo il DVR, ovvero il videoregistratore Digital Video Recorder, che serve a connettere le telecamere e a registrare i video. La registrazione può avvenire di continuo o solo quando il software dell’apparecchio rileva la presenza di corpi in movimento.

Il DVR, di solito, è dotato di modem per la connessione alla rete internet, che consente di vedere le riprese anche da remoto; infine il monitor completa la dotazione base dell’impianto per la videosorveglianza in condominio. Molto utile, nell’ambito dei sistemi di videosorveglianza condominiale, è la presenza di telecamere connesse al DVR tramite Wi-Fi, in quanto tale tecnologia consente di evitare le connessioni fisiche, quindi i lavori di muratura per realizzare le tracce per il passaggio e la messa in posa dei cavi.

Nella fase di disposizione delle telecamere in condominio, bisogna assicurarsi che le immagini vengano registrate in tempo reale e conservate solo per alcune ore, massimo per 24 (il tempo di conservazione dei video deve essere predisposto e regolamentato in rapporto all’indispensabilità e agli obiettivi da perseguire). I cittadini che frequentano il condominio, come specificato sopra devono essere avvisati della presenza delle telecamere di videosorveglianza e delle riprese in atto attraverso l’esposizione di cartelli ben visibili. In tutto ciò, ovviamente, sono da considerare del tutto illegali ed illegittime le telecamere installate in ambienti non soggetti a reali rischi e quindi alla necessità di videosorveglianza (ad esempio i bagni). Al contrario, sono permesse le riprese limitate alle aree di esclusiva competenza condominiale, senza però irrompere in altri luoghi. Spero di esserti stato di aiuto, tienimi aggiornato sul tuo condominio! Un saluto

Videosorveglianza e Privacy: le regole da seguire

L’installazione delle telecamere di videosorveglianza deve sottostare a delle regole specifiche nell’ambito della privacy. Vediamo insieme quali sono ed in cosa consistono:

Chiunque transiti in una zona videosorvegliata deve essere informato della presenza delle telecamere e che quindi viene ripreso tramite dei cartelli chiari e ben visibili, anche nel caso in cui l’impianto sia spento o temporaneamente inattivo. Nell’eventualità in cui tali impianti di videosorveglianza sono collegati alle Forze dell’Ordine, bisogna indicarlo sui cartelli, secondo quanto predisposto dal Garante della Privacy. Invece, negli ambienti pubblici, i cartelli non risultano obbligatori, anche se vengono comunque raccomandati dal Garante.

Le immagini e le registrazioni video si possono conservare fino ad un massimo di 24 ore, ad eccezione delle circostanze nelle quali le immagini risultano utili per lo svolgimento delle indagini da parte delle forze dell’ordine. All’interno delle banche e nelle attività più a rischio, le immagini si possono conservare fino ad una settimana; la domanda per la conservazione per un tempo più lungo deve essere necessariamente sottoposta al Garante, che deciderà di approvarla o meno.

In Italia, i Comuni che decidono di installare impianti per la videosorveglianza, devono obbligatoriamente segnalarlo tramite dei cartelli che ne indichino la presenza, fatta eccezione per le attività di ripresa non legate alla prevenzione, alla verifica o alla repressione dei reati. Anche in questa situazione la conservazione delle immagini non deve superare la settimana.

Esistono determinate misure di sicurezza ad hoc per gli impianti di videosorveglianza integrati, ovvero quei sistemi che mettono in comunicazione tra loro soggetti privati e pubblici come le società di sorveglianza, gli internet providers e così via. In circostanze specifici è prevista anche l’accertamento preventivo del Garante.

Gli impianti per la videosorveglianza intelligenti, ovvero in grado di realizzare l’associazione delle immagini ai parametri biometrici, devono rispondere alla verifica preliminare del Garante.

Gli impianti utilizzati per individuare le infrazioni stradali devono essere segnalati con specifici cartelli. In tale contesto, le telecamere possono riprendere soltanto i numeri di targa dei mezzi in transito e non i volti delle persone presenti all’interno. Inoltre le immagini non si possono inviare al domicilio del possessore dell’auto.

La ripresa delle telecamere di videosorveglianza per il controllo di depositi di rifiuti è lecito.

Le telecamere si possono utilizzare negli ambienti di lavoro, purché si rispettino le normative in materia di lavoro; inoltre, non si possono controllare i lavoratori da remoto.

All’interno degli ospedali e nelle case di cura, si possono effettuare le riprese, ma non si possono trasmettere sui display quando sono posizionati in aree accessibili al pubblico. Pertanto, l’accesso alle immagini è concesso soltanto al personale autorizzato o, in determinate circostanze, ai familiari dei pazienti.

La videosorveglianza è ammessa nelle scuole per tutelare l’ambiente scolastico dagli atti vandalici, ma soltanto in specifiche zone e durante l’orario di chiusura.

Nell’ambito del trasporto pubblico e delle fermate le telecamere sono ammesse, ma la ripresa deve essere circoscritta ed è vietato lo zoom.

Nel settore turistico, le riprese si possono effettuare sono se non rendono riconoscibili gli individui.

In campo privato, la videosorveglianza è lecita anche senza il consenso dei cittadini ripresi, ma sempre e comunque nel pieno rispetto delle indicazioni del Garante.

Amministrazione pubblica e videosorveglianza

Quando un’amministrazione pubblica decide di usufruire della videosorveglianza, deve puntare a migliorare la percezione di sicurezza dei cittadini e a contrastare la criminalità. Questi devono essere gli obiettivi principali che ogni amministrazione deve prefissarsi.

In realtà spesso non vi è solo un bisogno di sicurezza espresso dalla cittadinanza. Spesso l’amministrazione pubblica si trova a dover rispondere alla necessità di un vero e proprio presidio elettronico, di un monitoraggio continuativo del territorio che si sommi alla presenza fisica di persone addette alla sicurezza. Una migliore gestione del personale e un’automatizzazione di specifiche funzioni possono portare ad una maggiore efficienza e razionalizzazione di risorse e, quindi, ad una migliore gestione dei costi.

Funzioni della videosorveglianza

I principali compiti svolti da un sistema di videosorveglianza sono essenzialmente due. In primo luogo, vi è la funzione di deterrenza, ossia la capacità di scoraggiare e prevenire un atto illegale. Le videocamere diventano dei veri e propri guardiani, e la loro presenza, essendo appositamente segnalata come previsto dalla legge, costituisce di per sé uno strumento efficace per prevenire infrazioni o crimini. Le amministrazioni pubbliche locali spesso ricorrono all’utilizzo di questi sistemi proprio con questo scopo, in modo da migliorare la sicurezza urbana. Alcune ricerche hanno dimostrato come la funzione deterrente di un sistema di videosorveglianza risulti estremamente utile nel prevenire reati tipo furti o rapine, soprattutto furti di autoveicoli.

Vi è, però, un’altra funzione svolta dalla videosorveglianza altrettanto importante. Questa funzione è legata alla possibilità, grazie alle telecamere, di individuare l’autore di un determinato atto criminale. Parliamo della cosiddetta funzione di detection, che riguarda soprattutto le politiche nazionali di sicurezza. La telecamera, in questo caso, non agisce più da custode, ma svolge il ruolo di testimone, la cui attendibilità è indubitabile e inattaccabile. È dimostrato come la funzione di detection sia molto più efficace quando il reato avviene in luoghi chiusi e delimitati, ad esempio in una banca o in un impianto sportivo.

In generale, l’utilizzo di telecamere si dimostra particolarmente efficace quando avviene in luoghi circoscritti, con accessi limitati e ben definiti, dove le vie di fughe siano ben delineate.

Amministrazione pubblica

Nel caso in cui l’amministrazione pubblica si serva di un sistema di videosorveglianza, nella sua realizzazione deve seguire linee guida ben definite ed inserire il progetto di videosorveglianza all’interno di una strategia più articolata. L’amministrazione deve prevedere un’analisi attenta delle finalità a cui il sistema è destinato, e le condizioni di operatività dello stesso. Per questo, sarà necessario stabilire e concordare obiettivi specifici che s’intende raggiungere.

Inoltre, bisogna chiarire se è necessario un controllo delle immagini in tempo reale, con monitor e personale addetto, oppure se le immagini dovranno essere visionate in un secondo momento. È necessario stabilire, poi, se la funzione è di mera deterrenza o se prevede o meno un intervento immediato da parte di personale.

Queste scelte andranno, infatti, a influenzare l’efficacia, la natura e il numero degli strumenti impiegati nella videosorveglianza: telecamere IP, videoregistratori DVR, monitor, altre apparecchiature accessorie, scelti in base alla natura dell’area da sorvegliare. Da tali scelte, infine, dipenderanno anche il costo dell’impianto: l’amministrazione pubblica dovrebbe compiere delle scelte al fine di garantire il miglior risultato con il minor costo possibile.

Videosorveglianza e luoghi di lavoro

La videosorveglianza sul luogo di lavoro è regolamentata da una legge del 20 maggio del 1970. Infatti, non sempre è lecita e, come spesso accade nelle leggi italiane, non sempre è facile decifrare in modo corretto il contenuto della legge. Anni di esperienza, però, possono servire a dare dei suggerimenti utili.

Ad esempio, in negozi dove c’è l’accesso al pubblico solitamente viene concessa l’autorizzazione alla videosorveglianza ma, in quel caso, è molto importante l’angolo visuale delle telecamere. Le telecamere, infatti, devono essere poste in modo da riprendere aree con accesso al pubblico e mai aree di pertinenza ai soli dipendenti. Inoltre, va sottolineato che la legge sulla privacy permette l’installazione di telecamere in spogliatoi, ma solo a determinate condizioni. Infatti, le telecamere possono riprendere ad esempio gli armadietti, ma non i luoghi in cui il personale si spoglia. Molto difficilmente l’ispettorato del lavoro darà l’autorizzazione ad una installazione del genere.

Quando è consentita la videosorveglianza sul posto di lavoro?

–  La videosorveglianza è consentita in caso di organizzazione, sicurezza o controllo della produzione. In queste circostanze, non è il lavoratore ad essere interessato o può esserlo solo a titolo eccezionale.
–  È lecito installare telecamere per la videosorveglianza nelle aree esterne degli edifici, parcheggi, in vie di accesso o ingresso ai parcheggi ed in prossimità di macchinari e impianti pericolosi, in depositi e magazzini.

Videosorveglianza in caso o sospetto di reati

Se il provvedimento viene ordinato dal giudice o dalla polizia giudiziaria in seguito a una denuncia contro ignoti, è possibile installare impianti di videosorveglianza per controllare il lavoratore.

Ecco i punti della legge del 20 Maggio 1970 riguardo alla videosorveglianza, ed in particolare l’ART 4:

NORME SULLA TUTELA DELLA LIBERTÀ E DIGNITÀ DEL LAVORATORI, DELLA LIBERTÀ SINDACALE E DELL’ATTIVITÀ SINDACALE NEL LUOGHI DI LAVORO E NORME SUL COLLOCAMENTO
LEGGE 20 MAGGIO 1970, N. 300

ART. 4 – Impianti audiovisivi. — È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.
Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.
Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondono alle caratteristiche di cui al secondo comma del presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, l’Ispettorato del lavoro provvede entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, dettando all’occorrenza le prescrizioni per l’adeguamento e le modalità di uso degli impianti suddetti. Contro i provvedimenti dell’Ispettorato dei lavoro, di cui ai precedenti secondo e terzo comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

Altra cosa da sapere prima dell’attivazione dell’impianto di videosorveglianza è che sarà necessario inviare una comunicazione scritta all’ufficio del lavoro di zona.

Videosorveglianza e privacy: cosa sapere

Impossibile parlare di videosorveglianza senza parlare della privacy. Sono due argomenti che vanno a braccetto ed è per questo che devono essere chiari entrambi a tutti. Infatti, non mancano di certo restrizioni e regole poco chiare che occorre sapere.

Il Garante per la Privacy

Tutte le regolamentazioni riguardanti videosorveglianza e privacy vengono stabilite dal Garante per la Privacy, ossia l’organo preposto a difendere i dati sensibili dei cittadini. Il Garante stabilisce che la videosorveglianza può essere effettuata senza restrizioni nella propria abitazione o proprietà privata. Quando, però, le telecamere di sorveglianza sono installate in un condominio, in un’area condivisa o addirittura pubblica il discorso è totalmente diverso. E le regole sono ben precise.

Infatti, nel caso non si tratti di un’area privata, le immagini e gli eventuali audio registrati non possono essere conservati oltre 24 ore dalla registrazione, a meno che non siano necessarie alle investigazioni giudiziarie e di Polizia.

Non solo: ci sono regole ben precise anche riguardo le aree coinvolte. Le aree in cui vi è videosorveglianza devono essere dotate di cartelli che segnalano la presenza di telecamere. Questa regola, però, non è sempre valida.  Qualora le riprese fossero effettuate per fini di sicurezza e tutela dell’ordine pubblico, soprattutto se finalizzate alla prevenzione di reati o atti di vandalismo e alla sicurezza sul lavoro, non necessitano dell’obbligo di segnalazione.

Casi particolari di videosorveglianza

Ci sono, infine, situazioni particolari in cui la videosorveglianza deve seguire regole specifiche.

Webcam turistiche. Le riprese di queste telecamere non devono permettere l’identificazione degli individui ripresi.
Videosorveglianza sul lavoro. a meno che non vengano precisi accordi con le rappresentanze sindacali aziendali, i dipendenti possono essere ripresi. Tuttavia, le telecamere di sorveglianza non possono essere installate in bagni, spogliatoi, camerini, ecc.
Strade e autostrade. È possibile fare riprese, ma queste devono essere utilizzate solo per scopi legati alla circolazione stradale.

Videosorveglianza: come prevenire le discariche abusive

L’emergenza rifiuti in questi anni ha certamente rappresentato uno dei problemi principali delle amministrazioni comunali. Le cause che, purtroppo, hanno generato situazioni critiche sono molto spesso, da un lato, una forte mancanza di senso civico e, dall’altro, problemi nella gestione. Non solo dobbiamo affrontare rifiuti non raccolti che invadono le strade, ma anche vere discariche abusive a cielo aperto.

Ma a cosa è dovuto il terribile fenomeno delle discariche abusive? In primo luogo, l’inciviltà: in situazioni che, soltanto in apparenza sembrano adeguate, le persone si sentono legittimate ad abbandonare i propri rifiuti. Piccole rientranze, luoghi isolati, strade buie spesso diventano gli spazi dove lasciare impunemente rifiuti difficilmente smaltibili. E così vecchi elettrodomestici e rifiuti generici finiscono per deturpare intere aree delle nostre città.

La videosorveglianza nelle discariche abusive

Cosa si può fare allora? Questo si sono domandati amministratori e semplici cittadini e la videosorveglianza è stata la risposta. La videosorveglianza, infatti, può rappresentare una soluzione a situazione critiche come questa ed essere un incentivo nei confronti dei cittadini ad un comportamento rispettoso.

È per questo che, a scopo di vigilanza preventiva e monitoraggio, possiamo trovare numerose telecamere nei pressi delle discariche comunali e in zone spesso soggette all’abusivismo. Le amministrazioni sperano che, in questo modo, le persone possano desistere dal compiere azioni così ignobili. Da non sottovalutare, poi, sono le sanzioni: se colti a gettare rifiuti in maniera scorretta, le multe sono decisamente salate.

I risultati

La videosorveglianza si è rivelata utile? Sì, i risultati sono positivi ed è sotto gli occhi di tutti. Infatti, i comuni registrano una diminuzione ben visibile di presenza di discariche abusive. Ovviamente, le normative previste dal Garante della Privacy regolano la presenza di telecamere. Le normative prevedono l’affissione dall’apposito cartello “Area Videosorvegliata” e che le registrazioni siano tenute in archivio non oltre 24 ore.

Proprio l’affissione del cartello funge un fondamentale ruolo deterrente. Infatti, bisogna sottolineare come la sua sola presenza riesca a far riflettere e scoraggiare la cittadinanza dall’abbandonare rifiuti. Rendendosi conto di quante conseguenze potrebbe avere un’azione così grave, le persone sono spinte a comportarsi secondo le regole.

Certo, la deterrenza da sola non basta, ne siamo consapevoli. I dati, però, dimostrano che queste normative, unite a videosorveglianza e a sanzioni severe, hanno portato a risultati tangibili. Fortunatamente questa orribile abitudine sta diventando sempre meno diffusa e frequente, abitudine che stava rendendo le nostre città meno belle e vivibili. E il merito è anche della sempre maggiore presenza di videosorveglianza.

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